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Farfallina dei gerani: scopri come combattere…
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Farfallina dei gerani: scopri come combattere questo parassita dannoso

13 Giugno 2022 • di Angelica Vianello
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La conosciamo come farfallina (o farfalla) dei gerani, ma il suo nome scientifico è Cacyreus marshalli. Si tratta di un parassita che colpisce in particolare le piante di geranio, o più esattamente i pelargoni, riuscendo a volte a portare anche alla morte degli esemplari interessati. Originaria del Sud Africa, si è poi diffusa velocemente in Europa ed Asia, dove creano tanti danni.

Spesso ci si rende conto troppo tardi della sua presenza, oppure non si sa come fare per arginare l'infestazione e salvare la pianta. È bene quindi sapere qualcosa in più di queste farfalline, in modo da trovare la soluzione qualora dovessimo notare che hanno preso di mira qualcuno dei nostri gerani.


immagine: Commons Wikimedia

Come sono fatte queste farfalle? Si tratta di insetti dalle ali grigie o marrone chiaro, con striature color crema negli esemplari adulti. Le ali sono lunghe circa 3 centimetri. Più difficile notare la presenza delle larve, che sono lunghe in media 10 mm e di colore verde chiaro, che si mimetizzano tra le foglie e i gambi dei gerani, e ancora più spesso rimangono nascoste nei boccioli. Se non ne vedete in giro, ispezionate quindi la pianta per eventuali macchioline scure e forellini nei sepali o nei gambi. Ancora più arduo è individuare le uova minuscole, che in genere si trovano nei pressi del bocciolo o sulle foglie.

Come si comportano? I licenidi in questione creano danni visibili durante la stagione calda, perché è quello in momento in cui le larve sono più attive. Più dell'esemplare adulto, infatti, sono le larve quelle di cui preoccuparsi: esse si nutrono della varie parti della pianta, introducendosi negli steli attraverso forellini. Mangiano in particolar modo i fiori, ma non è raro che provochino anche buchi vistosi sulle foglie. 

Nei periodi freddi dell'anno invece si sviluppano più lentamente, e anzi riescono a sopravvivere all'inverno solo laddove le temperature non scendono mai troppo.

Le cure

immagine: Commons Wikimedia

La cura consigliata più spesso per recuperare le piante affette da questi parassiti consiste in qualche insetticida sistemico, ovvero quei prodotti che vengono somministrati sul terreno (in genere disciolti nell'acqua di irrigazione secondo le dosi indicate) e penetrando nel substrati raggiungono le radici, che poi diffondono l'insetticida in tutta la pianta.

Attenzione però, questo tipo di prodotti in genere riesce a proteggere la pianta per un mese, quindi è probabile che si debba ripetere la somministrazione dalla fine della primavera e ancora durante l'estate fino a quando le farfalline non sono state debellate. Per i casi più gravi, la seconda dose può essere somministrata anche dopo due settimane dalla prima, ma dall'eventuale terza in poi si consiglia di aspettare sempre un mese.

Un'alternativa green che si può provare (ma potrebbe avere un'efficacia minore, o che tarda più tempo a dare i risultati sperati) è l'olio di Neem: l’olio (o la polvere di Neem) si estraggono dai semi dell’albero omonimo, e contengono azadiractina (o azadirachtin A), ovvero un limonoide impiegato in agricoltura come insetticida, acaricida e nematocida biologico. Per usarlo si deve diluire in acqua (secondo le dosi indicate sulle confezioni) e poi va spruzzato su tutta la pianta, con particolare attenzione alla base dei boccioli.

 

Tags: NaturaUtiliGuide
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