Caffè con la moka: 6 consigli per renderlo strepitoso - Creativo.media
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Caffè con la moka: 6 consigli per renderlo…
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Caffè con la moka: 6 consigli per renderlo strepitoso

28 Aprile 2021 • di Angelica Vianello
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Il caffè è una delle bevande più amate al mondo, e ci sono culture che ne fanno un’arte. Che sia un rituale irrinunciabile del mattino o la carica di energia necessaria durante una giornata di lavoro, si stima che ogni giorno in tutto il tutto il mondo se ne bevano oltre 2 miliardi di tazze e ognuno ha un suo modo preferito di consumarlo o prepararlo. Questo rende il caffè uno dei beni più lucrativi nel commercio internazionale. iniziamo qui di seguito un percorso che ci svelerà alcuni trucchi per prepararlo, alcuni dei suoi benefici ed infine degli interessanti cenni storici.

via: pbs.org

Come preparare un buon caffè con la moka

Essendo una bevanda diffusa da così tanto tempo in tutto il mondo, il modo di consumarla varia notevolmente di paese in paese, e talvolta anche all’interno di una nazione le diverse regioni e persino città vantano preparazioni diverse sia quanto a macchinari impiegati per l’infusione che il modo stesso di utilizzarli.

In casa, la maggior parte delle persone ormai ricorre a due metodi prevalenti per preparare il proprio caffè: con macchine automatiche in cui inserire caffè macinato e contenuto in cialde monouso, oppure con la moka.

Quest’ultima è l’alternativa più tradizionale, nonché quella che per molti cultori assicura un aroma imbattibile. Ma anche riguardo all’uso corretto esistono due grandi scuole di pensiero: c’è chi ritiene che l’unico caffè degno di questo nome sia più consistente e denso, preparato con una dose maggiore di polvere, e chi invece crede che una quantità non eccessiva di caffè nel filtro assicuri un miglior funzionamento della moka stessa, risultando in una bevanda leggermente più diluita ma dalla fragranza più ricca.

Esistono però una serie di accortezze che, a prescindere dalle personali preferenze, assicurano una riuscita migliore del caffè.

  • Usare il caffè in grani: per quanto buono sia il caffè in polvere che si trova nei negozi e supermercati, quello in grani da macinare di volta in volta assicura una bevanda sempre più fragrante. È preferibile quindi munirsi di un macinino per preparare ogni giorno la quantità di polvere di caffè necessaria per la moka, e usarla subito nella stessa.
  • Controllare lo stato della guarnizione: a seconda di quanto spesso si usa la macchinetta per il caffè, bisogna periodicamente cambiare la guarnizione di gomma. Per capire quando è arrivato il momento, bisogna guardare innanzitutto al colore: se mentre lavate la macchinetta la guarnizione non torna bianca, significa che è arrivato il momento di sostituirla. Quando infatti si anneriscono e diventano troppo secche o fessurate perdono la necessaria elasticità facendo fuoriuscire il vapore dalla filettatura piuttosto che tenerlo all'interno della caldaia. Il che allunga i tempi di preparazione fa uscire un caffè dal sapore più “bruciato”.
  • L'acqua: sono pochi i posti in cui il sapore dell'acqua corrente potabile non sia così forte da guastare il gusto del caffè (o del tè). Quindi è meglio scegliere un'acqua minerale naturale dal sapore neutro e farla scaldare in un pentolino, spegnendo il fuoco appena prima che cominci a bollire, poi versatela subito nella moka: in questo modo il caffè dovrà essere esposto il meno possibile al calore del fornello. Al momento di versare l'acqua nella moka, inoltre, il serbatoio va riempito solo fino a sfiorare la valvola (alcuni modelli indicano anche con una tacca il livello di acqua consigliato).
  • La quantità di caffè: questo è il vero pomo della discordia. Ci sono i fedeli della teoria della “montagnetta”, per cui bisognerebbe sempre creare un cumulo che supera il livello del filtro, creando al centro proprio una sorta di montagnola di polvere di caffè. Spesso però si consiglia di riempire solo fino al bordo, anzi eliminando l’eccedenza con una lama di coltello così che il livello della polvere sia a raso. Nel primo caso il caffè viene più denso, ma la macchinetta è sottoposta a maggior sforzo e tende a rovinarsi prima, e il gusto della bevanda è intenso e molto tostato. Nel secondo caso la miscela e leggermente più liquida, ma il gusto è più profumato e aromatico. In entrambi i casi, comunque, non si deve mai pressare il caffè nel filtro: lo si versa in modo da riempire quanto si desidera, facendo attenzione a non far finire la polvere fuori dal filtro e sulla filettatura.
  • Cottura col coperchio alzato: altra pratica da seguire a discrezione personale è quella di tenere il coperchio alzato finché la moka non comincia a emettere il suo caratteristico rumore. Appena il caffè comincia ad uscire andrà chiuso, spegnendo il fuoco appena prima (o poco dopo) che il liquido ha cominciato a fuoriuscire.
  • Le tazze: il materiale che mantiene meglio il calore e gli aromi del caffè è la porcellana.

I benefici del caffè

immagine: pixabay

Il caffè può aiutare le persone a sentirsi meno stanche, aumentando il livello di energia del loro corpo grazie alla caffeina, una sostanza psicoattiva stimolante. Bere il caffè fa sì che la caffeina entri nel sistema sanguigno e arrivi al cervello, dove blocca l’adenosina, un neurotrasmettitore inibitorio che funziona da sedativo del sistema nervoso centrale. Ci sono anche studi che hanno provato la capacità del caffè di migliorare alcuni aspetti dell’attività cerebrale tra cui la memoria, l’umore, tempi di reazione.

La caffeina può anche aiutare a bruciare grassi, motivo per cui è presente in diversi integratori alimentari che mirano proprio a ridurre la quantità di grasso nel corpo. È però un effetto che potrebbe diminuire di efficacia nel caso di un consumo di caffè elevato e prolungato nel tempo.

Un altro effetto vantaggioso per la salute consiste nell’aumento di epinefrina nel sangue, che prepara il corpo a sessioni di esercizio fisico faticose: c’è infatti chi consuma una tazza di caffè circa mezz’ora prima di iniziare ad allenarsi in palestra.

Alcuni studi hanno riscontrato anche che il caffè può essere d’aiuto nel combattere il diabete di tipo 2, una malattia estremamente diffusa in tutto il mondo, causata dalla resistenza all’insulina o alla ridotta capacità di produrre insulina che porta ad avere alti livelli di zuccheri nel sangue.

Ci sono poi ricerche che indagano la capacità del caffè di proteggere dall’insorgenza di malattia neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson, per cui non esistono cure. Oltre a seguire uno stile di vita sano quanto a esercizio fisico e regime alimentare, bere caffè può diminuire del 65% la possibilità di insorgenza dell’Alzheimer. Mentre il tasso stimato per il Parkinson si aggira su valori tra il 30 e il 60% in meno di chance di insorgenza.

Ad Harvard nel 2011 è stato condotto uno studio su un gruppo di donne che hanno consumato una notevole quantità i caffè ogni giorno riscontrando la diminuzione del rischio di cader preda della depressione pari al 20%.

Ci sono però certamente anche una serie di controindicazioni: in alcune categorie di persone il consumo elevato di caffè può comportare l’aumento dei livelli di pressione sanguigna. Inoltre, berlo con latte, panna o anche grandi quantità di zucchero può avere conseguenze negative per la salute.

Se però il quadro clinico permette di berne in quantità moderate, il caffè di certo ha ottimi effetti sul fisico, sull’attività cerebrale e l’umore, il che spiega perché tante persone non riescano a farne a meno!

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Breve storia del caffè

immagine: pixabay

Le origini di questa bevanda sono ancora oggi piuttosto misteriose. Una leggenda etiope racconta che le proprietà stimolanti della pianta del caffè siano state scoperte da un pastore di capre di nome Kaldi, il quale aveva trovato le sue capre intente a divertirsi e piene di energia dopo aver consumato i frutti rossi del cespuglio di caffè. Quando Kaldi assaggiò i frutti ebbe una reazione simile. Sarebbe stato poi un monaco, testimone dello strano comportamento del pastore e delle sue pecore, che avrebbe riportato un po’ di quei frutti al convento, dove tutti i monaci sarebbero rimasti svegli e vigili per una notte dopo aver consumato il caffè. Sebbene le origini storiche non possano essere documentate con certezza, la pianta del caffè, Coffea Arabica, è in effetti un arbusto sempreverde tropicale, tipico dell’Etiopia. C. Arabica e C. canephora (anch’esso di origine africana) sono ancora oggi le due specie botaniche da cui deriva la quasi totalità del caffè prodotto nel mondo.

Prima di diventare una bevanda, però, pare che il caffè fosse stato consumato in tanti modi diversi, che prevedevano l’uso di tutto il frutto. La bacca del caffè, infatti, è un frutto rosso come una sorta di ciliegia quando è maturo, e il chicco di caffè si trova al suo interno. Originariamente tutto il frutto veniva mescolato con grasso animale per creare un alimento energetico ad alto contenuto di proteine. Più tardi, si cominciò ad usare la polpa fermentata per preparare una bevanda simile al vino, in modo non dissimile a ciò che si faceva con le fave di cacao. Si è scoperto anche che nel 1000 a.C. si preparava una bevanda per cui si impiegava tutto il frutto. Solo nel 1200 si cominciò a tostare i chicchi di caffè, dando così inizio allo sviluppo del processo che è alla base della bevanda che consumiamo oggi.

La parola “caffè” ha un’etimologia incerta: nello Yemen la bevanda era chiamata “gahwah”, un termine antico usato per il vino. In Turchia divenne “kahveh”, poi in olandese il termine si trasformò in “koffie” e infine “coffee” e “caffè”.

La versione moderna del caffè tostato ha avuto origine in Arabia: nel 13mo secolo era molto popolare tra i musulmani per le sue proprietà stimolanti, sfruttate durante le lunghe sessioni di preghiera, e apprezzate anche come alternativa alla consumazione di vini e alcolici, proibiti dal Corano. Solamente nel 1600 il caffè cominciò a diffondersi al di fuori dell’Arabia o dell’Africa, quando un pellegrino indiano, Baba Budan, lasciò La Mecca portando con sé dei semi fertili.

Gli olandesi furono i primi a commerciare caffè prodotto in Asia, seguiti, alle fine del ‘600 dai francesi che lo importavano dal Sud America. Ben presto nacquero aziende in Italia e Francia, che resero estremamente popolare la bevanda, entrata poi nella cucina tradizionale di questi e molti altri paesi. In America, invece, il caffè divenne davvero popolare verso la fine del ‘700, o meglio dopo il Boston Tea Party, evento dopo il quale preferire il caffè al tè divenne un gesto dal significato simbolico. La bevanda fu anche molto utile durante la Guerra Civile, come fonte di energia per i soldati.

Tra il 19mo e il 20mo secolo il commercio del caffè è cresciuto esponenzialmente in tutto il mondo: al giorno d’oggi non c’è alcuna zona del mondo in cui non sia consumato, e in quantità ingenti.

Tags: TrucchiCibo
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